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Gas, la rivelazione choc dell’ex dirigente Eni sulle scorte italiane:«ad oggi non c’è nulla» per ottenere più gas qualora quello russo venisse meno

Salvatore Carollo

Care amiche e amici di SegretoDonna, Salvatore Carollo, ex dirigente Eni, è stato intervistato in esclusiva sulla questione gas durante la puntata di martedì 3 maggio di Fuori dal Coro, condotto da Mario Giordano su Rete4. Le parole di Carollo, tuttavia, sono state tutto fuorché confortanti: «L’Italia sta per finire le scorte – senza le forniture dalla Russia – prima di cominciare a parlare di dove andare a cercare il gas, dobbiamo mettere al sicuro il nostro sistema di stoccaggio». Un vero e proprio appello al governo che, come dice il servizio, sembra non essere riuscito di fare assolutamente nulla di risolutivo da diversi anni a questa parte. Salvatore Carollo

Le scorte sembrerebbero già al minimo (1,8 miliardi di metri cubi) e non c’è ancora una soluzione per, tramite accordi con altri Paesi, ottenere più gas qualora quello russo venisse meno: «Ad oggi non c’è nulla» spiega durante l’intervista.

Il governo sembra non avere alcuna concreta strategia Salvatore Carollo

Luigi Di Maio e Roberto Cingolani la scorsa settimana, infatti, erano volati in Angola e Congo per parlare di forniture di gas con i governi locali ma per cosa se il contributo che questi due Paesi possono dare alla causa italiana è pressoché nullo? Il 43% del metano che l’Italia importa ogni anno viene dalla Russia e si cerca di rivolgersi a fornitori minori, ma le mete del viaggio di Di Maio e Cingolani, non appaiono in grado di svolgere un ruolo minimamente rilevante. Nella classifica mondiale dei Paesi detentori di riserve di gas, infatti, l’Angola figura al quarantesimo posto. E una cosa è averlo nel sottosuolo e un’altra estrarlo: servono investimenti e tecnologie, che laggiù mancano.

Salvatore Carollo spiega che: «in Angola non ci sono giacimenti di gas. Esiste solo il gas associato ai campi petroliferi (di pessima qualità) che viene inviato ad un impianto di liquefazione di proprietà di una joint venture di cinque partners e di cui l’Eni possiede solo il 13,6%». Questo gas liquefatto, o Gnl, viene di regola acquistato dalle compagnie asiatiche, che pagano il prezzo più alto: «l’Italia sarà accolta amichevolmente, ma certamente non potrà ricevere garanzie di forniture di gas». Ancor peggio è con la Repubblica del Congo, che è al cinquantatreesimo posto nella classifica mondiale dei Paesi detentori di riserve di gas e nemmeno appare tra gli Stati che hanno estratto o venduto metano nel corso del 2020 nelle statistiche internazionali. Salvatore Carollo

Scritto da firedream79

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