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Guerra del make up tra Kiko e Wycon: arriva la condanna

La guerra scoppiata tra Kiko e Wycon pare stia volgendo al termine e non ci sono buone notizie per una delle due aziende di make up. Manca ancora l’ultima pronuncia, ma appare già chiaro come andrà a finire.

Kiko contro wycon

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Kiko contro Wycon: l’accusa

Ha avuto inizio nel 2015 la controversia tra Kiko, azienda di make up bergamasca, e Wycon. L’accusa lanciata a Wycon è di aver fatto concorrenza sleale a Kiko, più precisamente si tratta di “concorrenza parassitaria”. Risulta copiato in toto il modello di attività della rivale, creando confusione nei consumatori. Di qui la decisione dei giudici secondo cui la condotta parassitaria costituisce “il mezzo per determinare uno sfruttamento sistematico del lavoro e della creatività altrui, così determinandosi su tale piano la violazione dei principi di correttezza professionale che integrano la concorrenza leale”. Le prove di Kiko sono schiaccianti, l’azienda infatti si è premurata di fornire una solida documentazione attestante l’originalità del progetto dei sui store, con tanto di firma dell’architetto responsabile. Wycon ha replicato mostrando a sua discolpa una serie di fotografie in cui, a suo dire, molte profumerie sono simili a quelle Kiko. Kiko contro wycon Kiko contro wycon

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La decisione del giudice

Il giudice ha rigettato con decisione quanto ribattuto da Wycon, affermando che tutte le profumerie hanno un proprio design personalizzato e ben distinguibile dalle altre, mentre i più di 120 negozi Wycon sono la copia esatta, salvo qualche dettaglio, di quelli Kiko. Per tutti questi motivi, la Corte d’Appello, nel secondo grado di giudizio, ha confermato la sentenza del primo grado. Wycon è condannata a pagare a Kiko più di 700 mila euro di danni. Ha inoltre l’obbligo di modificare i 120 negozi “copia”, molti dei quali peraltro sono in franchising. Il giudice ha però in parte modificato la sentenza di primo grado, aumentando a 150 i giorni utili per portare a termine i lavori. Questo perchè sforare il termine darebbe luogo a una ulteriore sanzione di 10mila euro per ogni negozio.


La replica di Wycon

Wycon ha voluto però replicare così: “La società precisa di essere in netto disaccordo con tale pronuncia, che sarà oggetto di impugnazione in Cassazione. Wycon ritiene infatti che le domande svolte da Kiko siano infondate, come già riconosciuto in diversi altri procedimenti giudiziari sia in Italia sia all’estero. In particolare, in un procedimento d’urgenza, il Tribunale di Lisbona ha affermato con provvedimento del 31.3.2017 che l’allestimento dei negozi Wjcon è diverso, per vari aspetti, da quello dei negozi Kiko e che gli elementi comuni ai due allestimenti sono generalmente usati anche da altri operatori del settore. Il Tribunale di Lisbona ha quindi dichiarato che l’allestimento dei negozi Kiko non è originale e non può essere oggetto di tutela.”

Non sembra ci siano molte speranze per una risoluzione in favore di Wycon in Cassazione. La partita infatti sembra ormai essere chiusa in favore di Kiko, ma nulla è ancora detto. Continueremo a seguire la vicenda e vedremo in che modo si concluderà.

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