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“Il mio anno di riposo e oblio”: la lode al sonno di Ottessa Moshfegh

Anno riposo oblio

“Il mio anno di riposo e oblio” di Ottessa Moshfegh è il romanzo più acclamato dalla critica estera, di cui la protagonista sceglie di “ibernarsi” per così dire, in un lungo anno di sonno perpetuo. Anno riposo oblio

Quarta di copertina

Esilarante e stranamente tenero, l’esperimento di “ibernazione” narcotica di una giovane donna, aiutata e incoraggiata da una delle peggiori psichiatre della storia. New York, all’alba del nuovo millennio. La protagonista gode di molti privilegi, almeno in apparenza. È giovane, magra, carina, da poco laureata alla Columbia e vive, grazie a un’eredità, in un appartamento nell’Upper East Side di Manhattan. Ma c’è qualcosa che le manca, c’è un vuoto nella sua vita che non è semplicemente legato alla prematura perdita dei genitori o al modo in cui la tratta il fidanzato che lavora a Wall Street. Afflitta, decide di lasciare il lavoro in una galleria d’arte e di imbottirsi di farmaci per riposare il più possibile. Si convince che la soluzione sia dormire un anno di fila per non provare alcun sentimento e forse guarire. Tra flashback di film anni ’80 – Mickey Rourke in 9 settimane e ½ e Whoopi Goldberg –, dialoghi surreali e spassosi, descrizioni di una New York patetica e scintillante, il libro ci spinge a chiederci se davvero si può sfuggire al dolore, mettendo a nudo il lato più oscuro e incomprensibile dell’umanità.

Considerazioni importanti

“Una rivelazione: divertente, sorprendente e indimenticabile.” Così l’ha considerato l’’Entertainment Weekly. Il libro più bello del 2018 e segnalato dalla Rivista Studio: «Complice la bellissima cover, ideale per Instagram. Il libro è diventato un oggetto di culto anche in Italia, dove è arrivato un anno dopo l’uscita in inglese».

Trama Anno riposo oblio

La protagonista è una ragazza sola, profondamente sola. Orfana, ricca, colta, bella. Decide di imbottirsi di farmaci per dormire il più possibile per non provare alcun sentimento. Il libro chi fa riflettere sul fatto se è mai possibile o meno, smettere di soffrire o provare dolore per qualcosa o qualcuno. Una specie di favola nera.

Anno riposo oblio

L’obiettivo della protagonista è quello di crearsi una autorigenerazione interiore, facendo scomparire dai suoi ricordo il suo tragico passato, così da potersi aprire “sana” al futuro. VIDEO

“Finalmente stavo facendo qualcosa che aveva davvero senso. Dormire mi sembrava produttivo, come se qualcosa venisse risolto. Sapevo in fondo al cuore – e questa era forse l’unica cosa che sapevo in quel periodo – che se fossi riuscita a dormire abbastanza sarei stata bene. Mi sarei sentita rinata, nuova. Avrei potuto diventare un’altra persona, ogni cellula rigenerata tante volte così che quelle vecchie sarebbero state solo memorie sfocate, distanti. La mia vita passata sarebbe stata solo un sogno, e avrei potuto ricominciare senza rimpianti, rafforzata dalla beatitudine e dalla serenità accumulata nel mio anno di riposo e oblio”.

 

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