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Nadisha Mossali: “Non mollate e credeteci fino in fondo”

Ha un sorriso raggiante Nadisha Mossali, il sorriso di chi ha superato tante sfide ed è fiera della propria vita. Nadi, che su Instagram sta cominciando a farsi conoscere come influencer, ha un mondo dentro di sé da raccontare.

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Noi di SegretoDonna le abbiamo fatto qualche domanda per conoscerla meglio, e per farci raccontare delle tematiche davvero importanti da chi le ha vissute – e le vive tutt’ora – in prima persona. Nadisha Mossali

nadisha mossali

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Nadi, parlaci un po’ di te. Chi sei e quali sono le tue passioni più grandi?

Mi chiamo Nadisha, ho 32 anni, sono un tecnico socio-sanitario. Sono nata in Sri Lanka da una ragazza madre che ha scelto di darmi in adozione perché non sarebbe mai stata in grado di credermi da sola a causa delle sue condizioni di vita/povertà.

Questa scelta non l’ha fatta per mancanza d’amore ma per il troppo amore che una madre nutre per la propria figlia.

Sono stata adottata da una coppia italiana residente nella provincia di Brescia e sono arrivata in Italia all’età  di cinque mesi.

Le mie passioni più grandi sono i bambini e lo sport. Non a caso sono una baby sitter, ho collaborato per un periodo con un’associazione che gestiva un nidofamiglia e attualmente oltre a essere una baby sitter sono segretaria e membro del consiglio direttivo di un’associazione sportiva.

Amo il calcio, la pallavolo e il basket, nonostante sia Bresciana d’azione sono Romanista fino al midollo e Francesco Totti per me è e resterà il miglior giocatore di tutti i tempi.

Cosa sentiresti di dire a tutti i genitori che optano per l’adozione?

Ringrazierò sempre mia madre per la scelta che ha fatto, mi ha regalato una vita migliore e ha dato la possibilità  a una coppia di diventare genitori.

A coloro che si avvicinano a questo mondo, oltre a dire che sono persone straordinarie, dico loro di non arrendersi mai.

Sarà un percorso lungo, talvolta difficile e doloroso, ma se saranno tenaci e tosti riusciranno a superare qualunque sfida e nonostante la situazione tortuosa che dovranno fronteggiare il risultato sarà  un fagotto pieno d’amore che riempirà  la loro vita.

Mi raccomando non mollate e credeteci fino in fondo.

Non mancheranno certo periodi di conflitto con vostro figlio, confronti tosti, verità scomode e il momento in cui affrontare la tematica dell’adozione e anche tutto questo riuscirete a superarlo alla grande.

Ovviamente ci sarà anche tanta gioia, felicità e momenti indimenticabili come in tutte le famiglie.

Nadi, tu hai affrontato anche una grande sfida, un problema di cui ancora oggi si fa fatica a parlare. Di cosa hai sofferto?
nadi mossali intervista

Per anni ho sofferto di un disturbo che so essere molto diffuso nelle ragazze e nelle donne di tutte le età. Per vergogna e paura questo tema resta un tabù e il più delle volte le donne che ne soffrono non ne parlano.

Questo disturbo si chiama vaginismo, è un disturbo tremendo che si impossessa di te, della tua vita e condiziona ogni tipo di rapporto, da quello con il sesso opposto a quello con le amiche. Ti senti sola, incompresa ancor prima di esser riuscita a parlarne con qualcuno. Ti vedi diversa dalle altre ragazze e non ti senti all’altezza di nulla.

Questo “male” nasce principalmente non da un disagio fisico ma da uno psicologico, che dipende da diversi fattori come l’educazione ricevuta, abusi, sfiorati abusi, conflitti e quant’altro.A me è nato da un paio di questi espedienti.

Ho fatto molta fatica nel corso della mia vita ad approcciarmi al sesso opposto e quando una frequentazione o una storia cominciava a farsi più seria o a prendere una certa piega io scappavo. Me la filavo a gambe levate perché sapevo bene che non sarei mai stata compresa da nessun ragazzo e qualunque ragazzo non avrebbe mai avuto tutto ciò che desiderava. Non ero proprio in grado di poterlo dare.

Sono sempre stata una persona timida, introversa, chiusa, selettiva in ogni tipo di rapporto ma nonostante questo mai egoista, anzi, fin troppo altruista. Ho sempre cercato di fare tutto secondo le regole, cercando il più possibile di non deludere nessuno, ma alla fine ho deluso me stessa.

Ciò perché per anni non ho reagito alla mia condizione, non ho mai parlato e non mi sono mai fatta aiutare… il mio dannato orgoglio e la premura di dovercela fare da sola ha sempre vinto su ogni cosa! Un giorno però mi sono decisa, ho mollato il mio orgoglio e mi sono fatta aiutare. Ho cominciato un percorso, una terapia che è stata molto costosa in diversi ambiti. Costosa a livello economico, ho praticamente lavorato per potermela mantenere; costosa a livello di tempo ma soprattutto a livello personale.


È stata molto dura, tanti pianti, in un certo senso tanta solitudine (voluta), a volte mi ritrovavo senza speranza e senza via di uscita ma talvolta invece caparbia e sicura di potercela fare a sconfiggere tutto. Alla fine per quanto la terapia mi fosse stata d’aiuto il vero e proprio aiuto l’ho avuto solo da me stessa.

Mi sono detta che avrei dovuto superare tutto da sola e se solo mi fossi lasciata andare e avessi parlato davvero con chi mi ha bloccata in tutto questo ne sarei uscita vittoriosa, sarei rinata e mi sarei sentita davvero una persona completa. E così successe.

Ora sto bene, da un paio d’anni circa.

Sto rivoluzionando un po’ la mia vita, forse un po’ troppo ma non mi interessa. Non mi importa del giudizio della gente, ora vivo per me stessa, per stare bene e per non precludermi nulla. Voglio essere felice!

Non voglio più vivere in una condizione in cui sono solo apparentemente felice ma VOGLIO essere completa e felice davvero; anche a costo di deludere qualcuno ed essere giudicata da chi non conosce o non capisce ciò che ho passato. Io ora voglio solo vivere la mia nuova vita come tutte le altre donne che non si immaginano neanche lontanamente che possa esistere questo disturbo.

Da quando sto bene è cambiato tutto, anche il rapporto con le mie amiche. Certi discorsi, “pettegolezzi”, chiacchiere sulla propria vita non li vivo solo da spettatrice ma, talvolta, anche da protagonista. Non mi limito più ad ascoltare e rimanere in silenzio per paura di far capire di essere diversa o di esserlo stata ma mi cimento anch’io con consigli, punti di vista o esperienze personali.

A tutte le ragazze che soffrono di questo “mostro” – lo definisco tale nonostante non sia mostruoso come una malattia davvero grave – dico di parlarne, farsi aiutare, non aver vergogna e lasciarsi andare perché solo in questo modo finalmente potranno vivere, sentirsi complete e un pochino più sicure di sé.

Progetti futuri e sogni nel cassetto?

Al momento non ho progetti futuri, ho imparato a vivere alla giornata e a cogliere tutte le buone occasioni che si possono presentare e quelle cattive a vederle come punto di forza e di crescita personale. Il sogno nel cassetto è quello di diventare mamma, un giorno… e aiutare le ragazze e le donne che stanno vivendo la stessa problematica di cui ho sofferto anch’io.

donne vere nadi mossali

Cosa vuol dire per te essere una Donna Vera?

Per me essere Donna Vera vuol dire riuscire a mettersi sempre in gioco, esprimere se stessa fino in fondo e non aver paura di essere ciò che siamo. Ognuna di noi è una donna vera, da quella più fragile a quella con il carattere più tosto. Tutte noi combattiamo quotidianamente delle battaglie ed è questo che ci rende speciali e Donne Vere.

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