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Scomparsa a 101 anni un’eroina indiscussa: colei che inventó la casa che si puliva da sola

Odiava fare le pulizie. E così finì per inventare un sistema grazie al quale la sua casa si puliva da sola: il New York Times racconta la storia di Frances Gabe, l’artista, inventrice e disegnatrice di gioielli scomparsa a dicembre all’età di 101 anni, senza che più nessuno si ricordasse di lei. la casa che si puliva

da sola

la casa che si puliva da sola

Secondo il quotidiano, Frances fu “un’americana davvero originale, contemporaneamente una sognatrice donchisciottesca e una visionaria di successo”. Viveva a Newberg, in Oregon. la casa che si puliva

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L’ispirazione

Un’infanzia girovaga al seguito del padre costruttore (cambiò 18 scuole elementari), laureatasi al Politecnico femminile di Portland a soli 16 anni, si sposò a 17 prima di trasferirsi a Newberg. Si separò senza troppi problemi (“mio marito non mi piaceva più, quindi lo sbattei fuori casa”) e fu allora che si mise a pensare alla sua invenzione. Si sentì ispirata da due angeli alle spalle: “Presi una penna e iniziai a scrivere. – rammentò anni dopo in un’intervista – Pensavo che fossero solo scarabocchi, poi mi fermai, guardai bene e lì c’era la casa che si auto-puliva”.

 

Una grande invenzione

Costruì così una villetta con tutti i marchingegni necessari, brevettando nel 1984 il suo progetto, spendendo 50mila dollari per l’abitazione e 15mila per il brevetto, un costo altissimo che teneva però conto di altri 68 brevetti interni. Tra questi un armadio che lavava e asciugava i piatti sporchi, una lavatrice che lavava e asciugava i vestiti tenendoli direttamente sulle grucce, e vasca da bagno, lavandino e water autopulenti.

Tutto era fatto su misura: le stanze erano dotate di irrigatore sul soffitto e pavimenti inclinati per far scorrere l’acqua. Gli idranti, comandabili da un semplice bottone, spruzzavano acqua e sapone su mobili, pareti e finestre. Arrivava poi il riasciacquo e l’aria calda per l’asciugatura, come in un autolavaggio. L’acqua in più terminava  in un canale dove venivano lavati i suoi alani. In meno di un’ora la casa risplendeva. La pulizia veniva svolta due volte l’anno.

“Il problema è che le case sono progettate dagli uomini.”

Per far questo l’abitazione necessitava ovviamente di accorgimenti: il pavimento era ricoperto di vernice antivegetativa, i mobili di resina acrilica, le lenzuola protette da una tela cerata. E ancora la tappezzeria era impermeabile. Quadri e foto erano ricoperti da plastica trasparente, il resto da teche in vetro. Per i libri aveva disposto copertine resistenti all’acqua, per gli apparecchi elettrici contenitori in plastica. Raccontò Frances: “Potete parlare quanto volete della liberazione delle donne ma le case sono ancora progettate in modo che le donne debbano passarci metà del tempo in ginocchio o infilando la testa in un buco. Il problema è che le case sono progettate dagli uomini. Ci mettono troppo spazio e poi sei tu a dovertene occupare”.

La donna non riuscì mai a vendere i suoi brevetti e la sua casa, poi danneggiata da un terremoto, rimase l’unica ad essere autopulente. Divenne un’attrazione turistica: 25 dollari per visitarla. Il modellino della villetta tecnologica è oggi esposta Hagley Museum di Wilmington, in Delaware. Nel 2008 Frances finì in un ospizio, dove rimase fino alla morte. Oggi in quella casa vive un hippie. Ma deve pulirsela da solo.

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