dicembre 19, 2018

Recensione L’isola: il capolavoro di Kim Ki-duk

locandina l'isolaL’isola (latinizzato: Seom) è un film del 2000 diretto dal sudcoreano Kim Ki-duk. Rappresenta forse il punto più alto della filmografia dell’autore, ancor prima dei più celebri Ferro 3 – La casa vuota (che gli è valso il Leone d’Argento – Premio speciale per la regia alla 61ª Mostra di Venezia) e Primavera, Estate, Autunno, Inverno e ancora Primavera, un gradino sopra anche a Bad Guy.

Quarto film del regista, L’isola rappresenta un punto di svolta nella poetica di Kim Ki-duk, già volta all’arte del silenzio, ma qui ancora più evidente, che culminerà con Moebius e totale assenza di dialoghi.Recensione L’isola Kim Ki-duk

Il film è sconvolgente, porta alla superficie immagini e idee apparse occasionalmente nei primi film e vale a Kim l’appellativo di “regista capace di contemplare attraverso le immagini”, un’espressione usata solo per il cinema di Yoo Hyun­mok, maestro del cinema coreano nei gloriosi anni ’60.Recensione L’isola Kim Ki-duk

Trama

In una piccola casa su un lago attrezzato con piccole e colorate casette galleggianti,l'isola casette dove la gente passa il tempo pescando e riposando, vive Hee-Jin, imperscrutabile e silenziosa custode che affitta le casette, le pulisce, fornisce le attrezzature ai pescatori, vende loro il cibo, batterie per la luce e con la sua barca funge da traghettatrice sia per gli alloggiati, sia per le persone che vengono a far loro visita, generalmente prostitute. l'isola ragazza barca

Un giorno arriva il misterioso e turbato Hyun-Shik, in fuga dopo l’omicidio di una coppia.

l'isola casetta giallaL’uomo medita il suicidio, e arriva quasi a compierlo quando la polizia arriva sulle sue tracce, ma Hee-jin lo salva e tra i due si instaura un rapporto di attrazione a tratti violenta e dipendenza psicologica.

 

 

 

 

Recensione

I dialoghi ridotti all’essenziale sembrano trasmettere l’idea della vacuità della parola. La particolarità del film è che i due protagonisti non si rivolgono mai la parola. La loro bocca è cucita, le parole non filtrano alcun sentimento. l'isola pennelli

Nonostante questo, i due protagonisti comunicano. Ma come? Con il corpo, sul corpo, attraverso il corpo. La loro carne è la parete da incidere e graffiare per lasciare traccia e testimonianza di un dialogo. La ferita e i lividi sono le frasi perfette che racchiudono il sentimento ed il suo strazio. Gli ami, che di volta in volta i due amanti usano, nel film, sono tutt’altro che metaforici. Le scene madri del film – di una potenza straziante e viscerale – sono quelle in cui gli ami taglienti agganciano la carne in mezzo alla gola (ed è la volta di Hyun-shik) o nelle profondità del sesso (ed è la volta di Hee-jin). Gli uomini sono isole, dice Kim Ki-duk. E l’amore è quel sentimento estremo, tagliente su tutti i lati, appuntito come un amo, che aggancia e lega due solitudini.l'isola ami

I personaggi di Kim Ki­duk si annullano ormai nella dolcezza di un’idea che travalica il mondo, pulsione zen di una rabbia che non ha più corpo attraverso il quale esprimersi.Recensione L’isola Kim Ki-duk

Tutte le varie componenti linguistiche del testo audiovisivo sono sapientemente miscelate. La cura dell’immagine, seppur minuziosa ed elegantissima, non prevarica mai il senso profondo della vicenda. La comunicazione poetica è delegata alla composta e solida forza del racconto e delle inquadrature: è immagine e metafora, e solo le scene più drammatiche e violente sembrano ricondurci alla realtà. l'isola casettaUna metafora amara della solitudine dell’uomo contemporaneo al quale sembrano non bastare i mezzi di comunicazione per esprimere quel desiderio di amore che risulta, in ultimo, essere forse un disperato tentativo di rifugio.Recensione L’isola Kim Ki-duk

Conclusioni

“I film non possono cambiare la realtà, ma semmai lo stato di coscienza di un individuo”, commenta Kim Ki-duk. La sua vita, i suoi film e la loro crudeltà, sono elementi strettamente intrecciati l’uno con l’altro: la realtà crudele che mette in scena potrà impaurire il pubblico e far storcere il naso a qualche critico, ma se l’energia che permea i suoi film deve essere riconosciuta come un elemento oscuro, è altrettanto vero che essa non è il solo argomento dei suoi film. La messa in scena della crudeltà, al contrario, deve essere riconosciuta come l’aspirazione a trovare un senso alla crudeltà delle nostre vite e del mondo in cui viviamo.Recensione L’isola Kim Ki-duk

Le casette galleggianti ricordano tante isole: chi le abita è a sua volta un’isola. Isola come isolamento dalla realtà, isola come alienazione dell’individuo. La vera isola alla fine è “l’altro”: “L’isola dell’uomo è la donna, quella della donna è l’uomo”, svela lo stesso Kim Ki-duk.

l'isola scena finaleNon c’è lieto fine, non c’è speranza, l’uomo può solo cercare di resistere, sopravvivere.

 

 

Spero che questo nuovo articolo sia stato di vostro gradimento. Continuate a seguirci qui su SegretoDonna.

J.B.

Articoli simili

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Condividi