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La memoria delle pietre, il lato oscuro dei legami.

Dopo aver raccontato la realtà carceraria, la sociologa e giornalista Katya Maugeri torna in libreria con un romanzo che attraversa memoria, manipolazione e violenza psicologica, “La memoria delle pietre” pubblicato da Nulla Die edizioni. Al centro, le relazioni familiari e quelle forme di violenza invisibile che possono consumarsi nel silenzio fino alle conseguenze più estreme.

 

«La memoria non è mai innocente: conserva ciò che abbiamo vissuto, ma anche ciò che qualcuno ha cercato di farci dimenticare.»

È dentro questa ambivalenza della memoria che si apre La memoria delle pietre, il nuovo romanzo di Katya Maugeri. Dopo Liberaci dai nostri mali e Tutte le cose che ho perso, pubblicati da Villaggio Maori Edizioni e dedicati alla realtà carceraria, l’autrice cambia forma narrativa ma non sguardo: torna a indagare l’essere umano, le sue fragilità, le sue contraddizioni e soprattutto quei meccanismi relazionali che possono trasformare la vicinanza in una forma di dominio.

Il cuore del romanzo, tra misteri e segnali da scoprire attentamente pagina dopo pagina, sono le memorie condivise: quella dimensione in cui i ricordi individuali si intrecciano con quelli familiari e collettivi, diventando parte dell’identità di persone e luoghi. Ma la memoria, proprio perché appartiene alla sfera più intima, può essere anche manipolata, alterata, rimossa e può diventare uno strumento di potere. È in questo territorio che Maugeri porta il lettore, affrontando uno dei temi più complessi e attuali del romanzo: la violenza psicologica. Non quella immediatamente riconoscibile, ma quella che procede per sottrazione, attraverso il controllo, la svalutazione, la paura, la manipolazione e il progressivo indebolimento dell’autonomia dell’altro. Una violenza spesso difficile da nominare e ancora più difficile da dimostrare, perché non sempre lascia segni visibili, eppure può incidere profondamente sull’identità di chi la subisce, fino a fargli mettere in discussione la propria percezione della realtà. È una dinamica che il romanzo osserva nelle relazioni affettive e familiari, mostrando come il confine tra amore e possesso possa diventare drammaticamente sottile. Senza anticipare gli sviluppi della storia, La memoria delle pietre affronta anche il tema della violenza di genere e del femminicidio, collocandolo all’interno di un percorso fatto di segnali, dinamiche e comportamenti che spesso precedono l’esito più drammatico. Il gesto estremo, dunque, non viene isolato dal contesto, ma ricondotto a quella zona sommersa della violenza nella quale tutto può iniziare molto prima.

Le relazioni familiari costituiscono un altro asse fondamentale del romanzo. Sono legami che custodiscono affetti, ma anche conflitti, silenzi, responsabilità e verità irrisolte. In questo intreccio il passato continua a esercitare la propria influenza sul presente, mentre ciò che è stato taciuto torna a pesare sulle persone e sulle loro scelte. Anche il titolo assume così un significato centrale. Le pietre evocano qualcosa che sembra immobile, definitivo, incapace di parlare. Eppure proprio ciò che appare inerte può conservare una memoria. Può diventare testimonianza di ciò che è accaduto e che qualcuno ha tentato di cancellare.

Con La memoria delle pietre, Katya Maugeri sceglie dunque di raccontare la violenza non soltanto attraverso le sue manifestazioni più evidenti, ma soprattutto attraverso il terreno nel quale può germogliare: le relazioni, la manipolazione, il silenzio, la paura e l’incapacità individuale e collettiva di riconoscere per tempo determinati segnali. È questa la forza di un romanzo che non cerca facili risposte e non offre al lettore una rassicurante distanza, ma lo conduce invece dentro le zone più ambigue dei rapporti umani, là dove il confine tra ciò che ricordiamo e ciò che ci viene fatto credere può diventare fragile. La riflessione che rimane ben lucida, oltre la storia, riguarda proprio la nostra capacità di riconoscere la violenza prima che diventi irreparabile, perché spesso il pericolo non irrompe nella vita di una persona: vi entra lentamente, fino a sembrare normale.

Scritto da Redazione

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