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FOMO: sindrome del restare sempre connessi

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E-mail, internet e social network: anche durante le ferie non si rinuncia allo smartphone. Un attaccamento che può nascondere una vera e propria sindrome, la cosiddetta FOMO, “fear of missing out”.

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Si chiama Fear of missing out (FOMO), la paura di essere tagliati fuori, di perdere un evento, di non essere accettati all’interno del gruppo sociale di cui si vorrebbe far parte.

«Una tendenza esasperata dai social e dagli smartphone in generale», spiega la psicologa Francesca Biondini,  specializzata in dipendenze: «Secondo uno studio statunitense gli utenti arrivano a controllare lo smartphone anche 150 volte al giorno, ovvero una volta ogni sei minuti…».

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E in vacanza? Si riesce ad attenuare questa dipendenza da smartphone?

Mica tanto, stando almeno ai risultati di un questionario sottoposto a un campione di persone  (125 persone, il 76% donne, il 24% uomini, con una distribuzione di età abbastanza uniforme e un livello di scolarizzazione alto).

Solo il 22% del campione fa la scelta più radicale: non controlla mai la mail di lavoro, per tutta la durata della vacanza.

Il 12,5% dichiara di non farlo quasi mai, ma c’è quasi metà del campione che mantiene il contatto online con l’ufficio: il 28,5% controlla la mail di lavoro, seppure raramente, il 19,5% lo fa più volte al giorno.

Dalla mail privata, invece, non ci si stacca mai: ammonta a ben l’88,8% la percentuale di chi controlla (raramente o più volte al giorno) la propria posta elettronica anche durante le ferie.

Discorso simile per internet: l’85,6% dei pazienti interpellati dichiara di navigare in internet anche durante le vacanze (48,8% più volte al giorno, 36,8% raramente).

Solo l’8,8% non lo fa quasi mai e il 5,6% stacca completamente dal web.

Anche i social accompagnano le vacanze del campione di pazienti: soltanto il 3,2% di loro non interagisce mail con i social network durante le vacanze, il 32,8% lo fa più volte al giorno, il 25,6% raramente, il 18,4% quasi mai (poi c’è un 20% di chi non ha profili social).

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I social vengono usati per diversi scopi (a questa domanda era possibile dare più risposte): pubblicare foto delle vacanze (52,2%), interagire con post di altri utenti (47,8%), il 48,9% condivide cose o notizie interessanti, il 34,4% usa i social per chattare, il 32,2% per cercare eventi nella zona in cui si trova in vacanza.

E allora, se social e mail sono compagni di viaggio e vacanza, naturale che il 56% del campione quando cerca una sistemazione, verifichi che sia dotata di wifi.

Viceversa, se si arriva in un luogo durante le vacanze e si scopre che non è coperto né dal segnale di telefonia mobile né dalla rete internet scatta l’ansia: il 31,2% va in ansia ma cerca di controllarla, il 5,6% va in ansia e addirittura cerca un’altra sistemazione, questa volta connessa.

Reazione opposta: la cosa lascia indifferente il 37,6%, mentre il 14,4% dichiara che una situazione del genere lo renderebbe felice, perché gli consentirebbe di stare finalmente tranquillo per qualche giorno.

Il 41,9% se va all’estero attiva una convenzione per avere la connessione dati (per internet e social) sullo smarphone.fomo sindrome connessi smathphone

 

Anche chi sceglie la vacanza in movimento e quindi il viaggio non rinuncia allo smartphone: l’85,8% lo usa da raramente a più volte al giorno, il 10,8% quasi mai, solo il 3,3% ne fa a meno. La messaggistica è l’utilizzo più gettonato in questa situazione (79,3%), seguito dall’utilizzo come fotocamera (70,7%). Solo al terzo posto il tradizionale uso della chiamata (54,3%).

Crescono gli usi “da guida turistica” del terzo millennio: il 49,1% usa lo smartphone per cercare ristoranti, il 25% per cercare hotel, il 33,6% per cercare cose da fare in zona, il 46,6% per leggere recensioni di strutture ricettive, ristoranti, musei ecc (anche in questo caso ciascun paziente poteva dare più risposte).

Insomma, siamo dipendenti dallo smarphone? Decisamente sì e le persone ormai lo riconoscono: il 29,6% (in una scala da 1 a 5 per misurare tale dipendenza) si dà un 3, il 24,8% un 4, il 16% addirittura un 5, un altro 16 un 2, un 9,6% una dipendenza bassa, misurata con 1.

Una dipendenza che si rischia di trasmettere ai propri figli: il 32% del campione in vacanza porta e usa smartphone, tablet e computer come intrattenimento per i bambini.

Il 68% resiste e non ha questa cattiva abitudine. Ma quanto durerà?

«La FOMO e quindi la dipendenza», spiega la dottoressa Biondini, «nasce quando dal piacere si passa alla necessità di essere in contatto o di controllare cosa facciano o pensino gli altri, che genera ansia».

Ecco otto consigli per gestire questa crescente dipendenza e vivere le vacanze senza Fomo.

  1. Restare offline per un tempo definito, come una sola ora, un solo giorno, una settimana, un mese o un anno. Così si scopre come molte persone non si fanno più vive, come altre restano comunque in contatto e si approccia a un mondo totalmente nuovo.
  2. Utilizzare dei software che possano aiutarci nel darci un timing: esistono infatti alcuni programmi che controllano il tempo speso online, su quali siti e possono regolarne o addirittura bloccarne l’accesso.
  3. Eliminare le applicazioni dei social dallo smartphone, in modo da limitarne l’accesso solo quando si è davanti a un pc.
  4. Esporsi a sensazioni reali e gradevoli, riprendendo contatto con la vita di tutti i giorni (fare sport, ascoltare musica, massaggi, passeggiare immersi nella natura anche in compagnia e così via).
  5. Così come per chi è affetto da shopping compulsivo il consiglio è di uscire senza contanti e carte di credito, in caso di social obsession sarebbe meglio uscire senza tablet e smartphone.
  6. Cercare di vivere qui e ora, concentrarsi su quello che si sta facendo, accorgendosi e bloccando gli automatismi mentali che portano a pensare alle connessioni avute e, con ansia anticipatoria, a quelle future.
  7. Affrontare il disagio e il malessere che si nasconde dietro la dipendenza: ad esempio, bassa autostima, fragilità, poca sicurezza in se stessi, chiusura sociale, isolamento.
  8. Ricercare un aiuto professionale nel caso in cui la riduzione della qualità della vita sia importante e non si riescano ad attivare autonomamente processi di cambiamento.
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Scritto da Aski Cocu

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